Sanità, aumentano le terapie intensive. Zanella: "Va a scapito dei posti letto di degenza ordinaria". Demagri: "Al momento non abbiamo personale a sufficienza"
L'assessora alla Salute e i vertici dell'Apss hanno comunicato una riorganizzazione nella rete ospedaliera trentina, dall'aumento dei posti letto sul territorio, alle 18 nuove strutture da realizzare con i fondi del Pnrr entro il 2026. Zanella: "Tanti pazienti a media intensità non trovano ancora posto nel reparto di competenza". Demagri: "Utilizzare le strutture già presenti, ripensando le Rsa"

TRENTO. La riorganizzazione nella rete ospedaliera trentina, decisa dalla Provincia e dai vertici dell'Apss, non sembra convincere tutte le forze politiche. A far discutere sia l'aumento dei posti letto, in particolare le terapie intensive e alta intensità, che le 18 nuove strutture (10 case della comunità, 5 Centrali operative territoriali (Cot), e 3 ospedali di comunità), da realizzare con i fondi del Pnrr entro il 2026. Tutto ciò infatti sembra mal coniugarsi con un proporzionale incremento di personale sanitario (già mancante sul territorio).
Il primo a sottolineare delle criticità è il consigliere provinciale di Futura, Paolo Zanella: "Aumento dei posti letto ospedalieri? Tutto sbilanciato a favore di posti di terapia intensiva, a scapito di posti letto di degenza ordinaria di media intensità che sono in riduzione: si pensi ai 27 letti (metà reparto) di geriatria chiusi a Rovereto o ai 16 letti della Spdc di Arco prossimi alla chiusura". Come si giustificano questi dati? "Con una presenza sempre maggiore - prosegue - di casi a maggiore intensità all'interno degli ospedali, ma il problema è che vi sono anche tanti pazienti a media intensità che non trovano posto nel reparto di competenza. Con che lungimiranza si sono chiusi un quarto dei posti letto provinciali di geriatria se la popolazione invecchia?".
L'accusa è che "se quella scelta, fatta per far spazio a numerosi posti di terapia intensiva - conclude Zanella -, fosse stata lungimirante, perché oggi ci ritroviamo, complessivamente a Trento e Rovereto, picchi fino a oltre 50 pazienti internistici e geriatrici di media intensità appoggiati fuori reparto, perché mancano posti letto? I pazienti sono sempre più complessi, ma evidentemente con l'invecchiamento della popolazione ce ne sono molti che necessitano anche di degenze ordinarie non intensive e che non trovano più risposta nei reparti di competenza".
A questa voce si aggiunge anche quella della consigliera di CasaAutonomia.eu, Paola Demagri: "Se i vertici hanno deciso di aumentare i posti letto, avranno previsto anche che questi pazienti, molto più complessi, rimangono in questi reparti per poco tempo per poi essere trasferiti in altri reparti come cure intermedie per proseguire le cure prima di essere dimessi".
Come si può coniugare con l'aumento di personale? "E' vero che si parla di riorganizzazione - sostiene Demagri - e di ospedali di comunità ma quando saranno utilizzabili se oggi non abbiamo nemmeno il personale per i 'normali' servizi e per le normali funzioni degli ospedali? Non credo sia applicabile con le attuali risorse". Demagri porta l'esempio dell'ospedale di Cles, "dove sono presenti 3 stanze ambulatoriali per osservazione breve che, inaugurate due anni fa, sono ancora chiuse e mai utilizzate, perché il Pronto soccorso di Cles non ha personale a sufficienza".
Una delle sfide sul territorio, secondo la consigliera, sarebbe quella di "utilizzare al meglio le strutture già presenti - conclude -, ripensando per esempio alle funzioni delle Rsa e dei suoi professionisti, che in questi anni si sono evoluti sviluppando maggiori competenze e diventando anche più appetibili. Sfruttiamo al meglio la nostra Autonomia e guardiamoci dentro".














